C’è un paradosso che da sempre imbriglia una certa sinistra, quella più a sinistra e/o più “purista”, quella che una volta si chiamava “extraparlamentare”, ed è lo stare sempre fuori dai contesti più popolari.
Per esempio, ricordo che anni fa non si stava nelle istituzioni (parlamento), non si frequentavano gli sport più popolari (il calcio e i suoi stadi) e non si prestava attenzione ad alcun fenomeno etichettato come “populista”; si forse era più salutare ma ti teneva lontano da “tutto il resto”. Insomma c’era una sorta di “guida zen” per la vita sociale.
Va da se che, poi, anche in rete si è scelto secondo lo stesso orientamento: solo alcune liste, niente chat e soprattutto niente Twitter, niente Facebook e degli altri altri social neanche a parlarne.
Bisogna dare atto al partito pirata svedese e poi in Italia al Movimento 5 stelle che per primi hanno tentano la strada della democrazia liquida attraverso strumenti Open (a parte i Meetup) come LiquidFeedback, Airesis (ed altri) che però essendo carenti in socialità e anche poco user friendly, hanno fatto migrare molti movimenti verso i gruppi “chiusi” di Facebook.
Ora anche l’attivismo si sta riversando all’interno di Facebook e Twitter a iniziare dalla mobilitazione lanciata dallo Strike Meeting di un primo esperimento di sciopero in rete attraverso un recupero, o riappropriazione, dei like e dei tweet verso percorsi alternativi.
E’ vero, i social network sono spazi altamente gerarchizzati (come del resto tutto il web) ma la riflessione di EigenLab di non restarne fuori e, anzi, di acquisire maggior spazio e visibilità proprio per costruire percorsi alternativi a quelli del mercato, del marketing e di tutto l’uso capitalistico della socialità, mi sembra una buona prospettiva.
Si partirà da Twitter il 10 ottobre con una scalata al “Trend Topic” e verrà utilizzato un hashtag (e argomenti) che riguarderanno lo sciopero del 14 novembre.
Se vuoi partecipare scrivi, prima del 10 ottobre, a netstrike.now (at) gmail.com e riceverai delle indicazioni più dettagliate.